Eraldo Affinati: dal 'campo del sangue' alla questione umana
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Publication date
2008-12
Authors
Ricciardi, Stefania
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DOI
Document Type
Article
Metadata
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Abstract
“Credo che Auschwitz chiami in causa il futuro, ancor più del passato”. Eraldo Affinati sancisce così
la necessità di rievocare una delle più grandi tragedie del Novecento quale monito per le nuove
generazioni, perpetuando l’invito di Primo Levi ad intendere la storia dei campi di sterminio come un
“sinistro segnale di pericolo”. Se è vero che non esistono ‘mostri’, ma che tutti siamo potenziali
carnefici, è allora necessario disattivare quell’interruttore alimentato dai focolai di violenza presenti
della nostra società, dove i germi dell’odio razziale e dell’antisemitismo continuano a proliferare nel
contesto multietnico e globalizzato in cui viviamo. Come avviene allora in Affinati la consegna del
testimone del ricordo? Quale percorso distingue uno scrittore testimone indiretto dai superstiti che
hanno narrato la loro personale tragedia? Quali sono le strategie adottate da Affinati per evitare che la
memoria si perda nell’assuefazione al dolore, fenomeno sempre più ordinario al giorno d’oggi? A
questi interrogativi risponde il saggio che analizza Campo del sangue senza tralasciare Un teologo contro
Hitler, opera che conferma l’ossessione dell’autore per il nazismo. Lo studio si snoda lungo una
duplice pista: all’approccio letterario, volto a situare l’opera di Affinati all’intersezione tra fiction e non
fiction, terreno particolarmente fecondo della narrativa contemporanea, seguirà una riflessione di
natura filosofica e socio-antropologica che, attingendo da Jean Baudrillard, Hannah Arendt, Enzo
Traverso e Annette Wieviorka tra gli altri, ci consentirà di rilevare l’impatto che l’evento
concentrazionario sortisce nella società attuale e, soprattutto, le contromisure da adottare affinché,
come paventa Baudrillard, la commemorazione non si opponga alla memoria.
Keywords
Affinati, Baudrillard, testimonianza, memoria analogica, testimone-reduce