Cono d’ombra, cono di luce. Primo Levi e la traduzione d’autore del Processo
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Publication date
2014-10
Authors
Ferrari, Silvia
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DOI
Document Type
Article
Metadata
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Abstract
In numerose occasioni, articoli e interviste, Levi ammette di preferire una scrittura e uno stile chiari e
distinti nel momento in cui ci si appresta ad affrontare la tematica della testimonianza della Shoah,
eppure nella sua ‘Antologia’ di testi di autori ideali propone Celan e si dedica alla traduzione di un
autore impenetrabile quale Kafka. Il rapporto con la scrittura di quest’ultimo però non solo è
complesso per le scelte di traduzione del Processo che Levi opera, ma anche per il rapporto con il
potere che sia Levi sia Josef K. hanno dovuto affrontare. È interessante allora, dopo aver intrapreso un
percorso di ricostruzione della dinamica di traduzione di Levi con il metodo comparativo proposto da
Heidmann, comprendere il punto di maggiore vicinanza e il punto di maggiore lontananza
nell’intreccio delle esistenze di Levi, nel suo rapporto di forza con il nazismo, e di Josef K. nel suo
rapporto di forza con chi muove le fila del processo: come si vedrà, andando in profondità sulla
questione riflessa della colpa, Levi conosce la sua ‘colpa’ (per quanto folle) agli occhi del nazismo
poiché il potere è esplicitato attraverso la legge; diversamente, Josef K. non conosce la colpa che gli è
imputata e non comprende poiché il potere esiste e sussiste ma non è esplicitato attraverso alcuna
legge.
Keywords
Kafka, <i>Der Prozess</i>, metodo Heidmann, strategia traduttiva, colpa