“Morte e vita sono in potere della lingua”. Primo Levi e la ricerca della lingua di Adamo
Publication date
2014-10
Authors
Mori, Giuliano
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Document Type
Article
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Abstract
Il linguaggio di Primo Levi è caratterizzato da semplicità e chiarezza. Questo saggio mostra come ciò
sia motivato non semplicemente da una scelta stilistica, ma da una specifica ragione culturale. Levi ha
sempre presente il problema della corrispondenza tra i nomi e le cose. Problema che rimanda alla
tradizione biblica, nella quale si distingue tra il linguaggio originario, con cui Dio crea le cose
assegnando un nome a ciascuna di esse, e quello post-‐‑lapsario in cui un linguaggio divenuto
convenzionale ha come estrema conseguenza la confusione linguistica di Babele. Levi rapporta questo
problema all’esperienza della deportazione, in due sensi. In primo luogo, riscontrando una relazione
tra lo svuotamento della personalità nei campi e l’impossibilità di dare un significato sostanziale alle
parole. In secondo luogo, mostrando come il linguaggio burocratico del nazismo si servisse
intenzionalmente di termini tecnici, spesso eufemistici, che impedivano la rappresentazione della
realtà atroce cui si riferivano. Di qui il tentativo leviano di restaurare, attraverso tre forme di utopia
linguistica, la connessione tra i nomi e le cose. Ma di qui anche la necessità, culturale e morale, prima
che linguistica, di un linguaggio che nella sua semplicità allontani da sé ogni menzogna.
Keywords
Chiarezza linguistica, linguaggio adamico, corrispondenza tra parole e cose, lingua del lager, LTI