“Scrivevo poesie concise e sanguinose. Ich bin ein Stückeschreiber. Ich zeige / Was ich gesehen habe”. Uno sguardo alle poesie politiche di Primo Levi e Bertolt Brecht
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Publication date
2014-10
Authors
Neiger, Giovanna
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Document Type
Article
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Abstract
Il presente lavoro si propone di esporre alcune considerazioni intorno alle poesie politiche di Brecht e
Levi. I due autori, un esiliato e un deportato, parlano ai contemporanei e ai posteri con un linguaggio
essenziale, sfrondato di vuote ampollosità. Ai loro versi affidano il compito di offrire una visione
veritiera della realtà e di indurre le generazioni future a conservare la memoria di un periodo storico
dominato dalla barbarie. Le Weltanschauungen dei due autori non coincidono esattamente, ma su
alcuni aspetti le loro opinioni collimano. Entrambi condannano i regimi dittatoriali, le guerre e non
risparmiano neppure loro stessi perché Brecht prova un sentimento di colpa e Levi è vittima della
cosiddetta ‘vergogna del sopravvissuto’. Di Brecht, Marcel Reich-Ranicki ha pronunciato il seguente
giudizio: “Bleiben wird von Bertolt Brecht vornehmlich die Lyrik“. Il critico tedesco è convinto che, della
produzione letteraria di Brecht, la lirica rappresenti l'ʹesito migliore. Quanto a Levi, non occorre
attendere il verdetto della posterità: il suo Shemà è conosciuto, citato e apprezzato da una folta schiera
di estimatori.
Keywords
Esilio, guerra, memoria, senso di colpa, posterità