Diasporicità sull’esempio di Erich Auerbach in Gad Lerner e Miro Silvera

Publication date

2011-12

Authors

Jansen, M.M.
Arts, Clemens

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Document Type

Article
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Abstract

A partire dall’esilio di Erich Auerbach a Istanbul dal 1936 al 1947, il contributo propone una riflessione sui concetti di diaspora e di esilio da adattare a due scrittori italo‐ebrei provenienti dalla diaspora orientale: Miro Silvera con Il passeggero occidentale (2009) e Gad Lerner con Scintille (2009). La forma etica che adotterà Auerbach nella sua vita è proprio quella dell’esistenza nella diaspora come modus vivendi e come imperativo etico. Presupposto che è stato fondamentale per Edward Said per elaborare il suo concetto di critica culturale da una posizione sempre minoritaria, e per Emily Apter per contestualizzarlo, e renderlo meno drammatico, con l’aiuto della figura di Leo Spitzer, il predecessore di Auerbach, che ha introdotto invece il concetto più dinamico di translatio. In Silvera e Lerner il concetto di diaspora è fondamentale per capire la “worldlessness” (acosmia) ebraica di cui parlava Hannah Arendt. Lerner riesce a trasformarla in qualcosa che si potrebbe chiamare “worldliness”, quell’etica della coesistenza auspicata da Said seguendo la traccia di Auerbach ma forse già prima incarnata dalla translatio spitzeriana.

Keywords

Auerbach, Spitzer, Lerner, Silvera, diaspora, esilio, <i>translatio</i>, Said

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